Per sempre


Oggi ho pensato che doveva essere per sempre. Ma poi incontri quello che dice che per sempre non esiste, esiste solo il "da qui a lì". E allora io mi metto le scarpe da ginnastica e vado a correre. E tu mi dici "ma che c'entra che corri", perché comunque corri sempre da qui a laggiù, ed è vero, solo che laggiù, come lo chiami tu, è qualcosa che quando ci arrivi scopri che puoi fare qualche altro passo, che magari ti fermi un attimo e riparti da lì per andare avanti, oppure che da dove sei arrivato tu parte qualcun'altro.

Perché un uomo non è mica una formica che nasce operaia e fa sempre le stesse cose, un uomo può inventare, cambiare, sognare ma mica solo per se, sognare anche per gli altri per i figli, gli amici, i compagni. Un uomo nasce libero e se non è più libero, se non può più sognare allora diventa una formica e allora è un uomo morto. Si ma poi ti dicono che sentirsi liberi va bene ma si deve essere anche vivi, e allora ti metti in fila, dici di si, abbassi la testa, fai finta di non sentire e se non sei d'accordo stai zitto e piano piano diventi una formica, ma una formica viva dicono.

E allora io stamattina che è il 25 Aprile sono uscito presto e sono andato a correre con questo pensiero in testa di quelli che vogliono trasformare gli uomini in formiche, perché correre è il mio modo per ricordare chi ha detto "no, io non voglio essere una formica, io voglio essere libero" . E qualcuno ha dato proprio tutto per la libertà ma poi si è dovuto fermare anche lui, è arrivato fino a laggiù, dove hanno messo la lapide "Qui è morto il comandante Potente". Ma da quel laggiù poi è partito un altro che è andato un po' più avanti, fin dove poteva e poi un altro e un altro ancora.

E allora oggi io esco e corro, e faccio anche io il mio pezzettino, e vado un po' avanti, fin dove mi portano le gambe ed il cuore, che è tutta una questione di cuore, e tu mi dici però che anche se ci metto il cuore non è che vado più avanti, che è fatto di carne anche lui, il cuore. Ed è vero ma gli altri cuori, quelli che battono negli uomini che non sono formiche, lo vedono che ci metti il cuore e i cuori secondo me si parlano, e allora quando ti fermi qualcuno che è ancora un uomo, raccoglie quello che avevi, prende un pezzo del tuo cuore e lo porta un po' più avanti fin dove ce la fa. Perché la libertà se esiste è questa, è dare tutto quello che si può, fare il massimo e poi passare il tuo cuore e i tuoi sogni agli altri che li porteranno un po' più in là e li passeranno ad altri uomini che li porteranno avanti e avanti e avanti.

Per sempre

Cominciamo dalla fine: ma te (TU) ci torneresti a Favignana?



Ma come, che c'entra iniziare dalla fine direte voi? E invece si, si comincia dalla fine così si capisce il succo della questione. 

Ci sono posti in cui bisogna andare almeno una volta nella vita. Ecco, Favignana non è uno di questi posti. Favignana è un posto dove bisogna andare MOLTE VOLTE, andare, riandare, ritornare RI RI TORNARE ecc. ecc. Bisogna andarci d'estate, a primavera, d'autunno, d'inverno, andarci sempre!

Perchè alla fine sembra un'isola apparentemente piccola, in mezza giornata di motorino te la fai tutta e invece non hai capito che sei sull'orlo di un abisso di bellezza, di storia, di paesaggi, di cucina, di qualcosa che se non fosse una parola che io non sono degno di pronunciare, chiamerei cultura.

Ma mica cultura mia, tua o loro, questa è cultura dell'umanità, perchè da qui ci sono passati tutti, dagli insediamenti del neolitico ai Fenici, Cartaginesi, Romani, e via via fino ad oggi, in una contaminazione continua di scoperte, invenzioni che però forse sono più elaborazioni di qualcosa che qualcuno aveva già inventato. E' un posto dove tutto dovrebbe sommarsi e invece si moltiplica in un crescendo di storia e bellezza che ti lascia senza fiato.

Insomma, se mi chiedete se mi è piaciuta non vi rispondo, perchè non ho tempo da perdere e sto già prenotando il volo per settembre, quando ho intenzione di tornarci con i bimbi ed un'altra famiglia di amici. E se volete sapere perchè ci torno tra un po' pubblicherò aggratisse per voi un  diario di viaggio per iPhone e Android in cui vi farò vedere tutte le meraviglie dell'isola. Il tempo di aggiustare quelle 3/400 immagini che ho scattato e georeferenziare le calette più esclusive dell'isola :-)

Un saluto a voi due

Che poi uno ci avrebbe anche voglia di scrivere dei bei post allegri, accende il mac e trova queste notizie. E si ricorda di un ragazzino tutto pelle ossa e brufoli che frugava sulle bancarelle e che spendeva tutta la paghetta in riviste usate dai nomi strani tipo Metal Hurlant o l' Eternauta. E che girava con dei foglietti su cui si scrivevano i numeri che mancavano e che guardava questi disegni che lui chiamava diesegni e non tavole e si chiedeva "macomecazzo fa a immaginare una cosa così?".

Ecco ora leggo che Jean Giraud se n'è andato, e fore se n'è andato anche quel ragazzino che frugava le bancarelle e rubava sui resti della spesa per comprarsi una rivista in più e sognava di volare su uno di quegli strani animali. E allora i post allegri li scrivo un'altra volta, ora mi siedo qui a salutarvi a tutti e due mentre andate via e credo e spero che stiate andando nello stesso posto.

Non c'è niente da capire

Per me tu sei la foto di due ragazzini, sul sedile di dietro di una Citroen Pallas, in questi viaggi interminabili, verso la Puglia, la Sardegna, l'Alto Adige. Tu sei un mucchio di cassette C60 TDK, con qualche canzone registrata alla radio, qualche altra dal vinile di un amico. Le pile, un mangianastri e la voce di questo omino che era nato dove studiava tuo padre ed andava in vacanza dove era nata tua madre.


E le canzoni che dicevano cose più grandi di te, quando parlavano del treno Palermo-Francoforte, di Sonni boy che di notte va a caccia, o di una bimba che si chiamerà Futura. E a me parevano bellissime e mi dicevo che un giorno avrei capito fino in fondo tutto. E alla fine non ho mica capito ma mi sono rimaste le immagini e lo stupore, quel rimanere a bocca aperta a vedere una mongolfiera che si alza piano piano, la sensazione di chi ha viaggiato mille notti per arrivar di giorno, ed alla fine è arrivato a pezzi, su una vecchia bicicletta da corsa, con gli occhiali da sole e il cuore nella borsa.

Perché alla fine avevi ragione tu, non c'è niente da capire, basta sedersi ad ascoltare.

Grazie


Cose di cui vale la pena parlare - Rossella Urru

Pensavo che io mi sento un grand'uomo e me ne sto con il culetto bello al caldo a lamentarmi che le cose vanno male e frignare come un bimbo viziato in una stanza piena di giochi. E poi c'è questa ragazzina che invece sembra così gracile a vederla che prende e parte per l'algeria ad aiutare nei campi dei rifugiati Saharawi.

Rossella che ha il coraggio di una montagna, è stata rapita 4 mesi fa. Rossella non è famosa, non fa notizia. E invece di queste cose si deve parlare, parlare parecchio perchè la diplomazia si muova e si muova in fretta. E quindi parliamone noi, sui nostri blog, su facebook, su twitter, facciamo sentire che ci interessa, perché chi di dovere deve risolvere questi problemi ed in fretta perchè Rossella torni presto tra noi.

Premessa: questo è il nuovo libro che scriverò e che avrà un successo straordinario, mi farà vendere milioni di copie e mi darà fama & ricchezza. Ma siccome sono troppo pigro per scriverlo, scrivetelo voi, che ormai l'idea è sotto copyright così vi posso in seguito denunciare e diventare lo stesso ricco & famoso ma senza tanto sbatti.

Nei numerosi sabati da casaling(U)o frustrato passati al supermercato ho imparato a riconoscere le abitudini e le manie dei poveri disgraziati come me che si sputtanano il pomeriggio grazie ad un "mancano due cosucce, fai un salto a fare la spesa?". Ecco gli strani tipi che ho incontrato, le loro caratteristiche, come evitarli, come sfruttarli ma soprattutto come prenderli per il culo

L'ingegnere
L'ingegnere deve avere tutto sotto controllo. La sua lista della spesa può essere scritta su un foglio di carta (millimetrata) o sullo smartphone, ma attenzione a non confonderlo con lo spesaro 2.0 (vedi più avanti), la lista dell'ingegnere è segreta, esso non condivide una minchia (specialmente la minchia ma questo è un'altro discorso). La caratteristica principale dell'ingegnere è che la sua lista è fatta in ordine di disposizione dei prodotti nel supermercato, all'ingresso le verdure ed il pane, poi la roba del reparto carne, poi i biscotti merendine e affini, infine i detersivi. L'ingegnere si prepara prima, spesso con estenuanti studi planimetrici, con sopralluoghi, appostamenti. L'ingegnere sa, anzi DEVE sapere come ottimizzare il suo tempo quindi deve leggere la lista e trovare subito quello che legge, senza spostarsi da un reparto all'altro, andando diritto verso la meta. Non di rado l'ingegnere ha una penna con cui spunta le cose prese. Arriva alla cassa festante, con il carrello ordinatissimo, dà un'ultima occhiata alla lista e scopre che la moglie gli ha aggiunto altre 10 cose tutte sparpagliate tra i vari reparti. Piange

Il cuoco
Diametralmente opposto all'ingegnere è il cuoco. Esso(?) scriva la lisa come scrivesse una ricetta ed esegue gli acquisti nell'ordine esatto in cui sono scritti. Ad esempio se deve fare la pizza scriverà Farina, lievito di birra, sale, olio, pomodoro, mozzarella, prosciutto, funghi. E quindi si incammina contento da un reparto all'altro per prendere ogni ingrediente, pregustando il momento in cui dovrà cucinarli. Normalmente il cuoco percorre dai 18 ai 20 km per una spesa media, rimbalzando più volte tra i reparti del supermercato. Per questo è facilmente riconoscibile, pesa si e no 45 kg, vestiti compresi.


Lo spesaro 2.0
Lo spesaro 2.0 lo si riconosce perché si aggira con l'android l'iPhone, l'iCazzo in mano intento a aggiornare liste on line condivise con facebook-twitter e qualsiasi socialputtanata passata presente e futura. Appena entrato al supermercato non guarda la lista ma fa il checkin su 4square, che quello si che è importante! Spesso fotografa cose insignificanti da postare sui social network, con battute che farebbero cascare le palle anche al re dei tori ed usando hashtag ad minchiam (tipo zucchine con scritta "le zucchine vanno a 2 euri al chilo #signoramia aahahaha"). Normalmente lo spesaro 2.0 è innocuo, unica accortezza è non tirare fuori in sua presenza uno smartphone, e mai e poi mai dargli il vostro account twitter. A meno che non vogliate finire taggati in #signoramia

Lo spesaro 2.0 versione porco
Come lo spesaro 2.0 solo che invece delle zucchine fotografa i culi delle clienti da condividere su tumblr più o meno zozzi. Lo si riconosce perché gira con perenni occhiali scuri. Servono a coprire l'immancabile occhio nero che qualche cliente più accorta gli procura sbattendogli in faccia la confezione di zucchine (a 2 euri al chilo, #signoramia!)

Il gambler
Il gambler è uno scommettitore che la moglie ha mandato al supermercato a prendere due cosucce prima di passare a giocare al superenalotto. Essendo abituato a tenere una schedina in mano (cavalli, scommesse sul calcio, lotterie) e guardare i risultati sullo schermo, il gambler è attratto irrimediabilmente dalle code del reparto formaggi, pescheria, carne. Arriva e prende subito un numero. Lo si riconosce dagli altri perché guarda il suo numerino ed il numero sullo schermo ogni 2 secondi, per essere sicuro di scattare appena esce. Naturalmente essendo uno scommettitore dopo un po' si rende conto che ha 20 persone davanti e può provare a spostarsi e comprare qualcos'altro. E così fa, ritorna trafelato dopo 3 minuti ed ha sempre 19 persone davanti. Allora "se la gioca" ancora, si allontana di 5 minuti, torna come un razzo ed ha 17 persone davanti. A questo punto si mette a fare intricati calcoli probabilistici su quante persone al minuto passano e tutto tranquillo si allontana per un minuto a prendere i biscotti. Torna e scopre che lo hanno già chiamato e deve ripartire da capo. 
Se talvolta vi attardate fino alla chiusura vedrete il gambler portato a braccia dalla sicurezza fuori dal supermercato mentre grida "Ce la potevo fare!!! Mancavano ancora 20 numeri!!". Torna a casa senza spesa, la moglie e tutto il condominio lo accolgono festanti: i loro numeri del superenalotto sono usciti. Ma lui non li ha giocati, perché ha passato il pomeriggio a scommettere alla coda del reparto pescheria.

L'uomo che non cucina (quando è solo in casa)
Normalmente si aggira per i supermercati il martedì o il mercoledì pomeriggio (se giocano in Champions League) visto che la moglie gli ha detto "cucini tu, ti lascio solo stasera tanto che guardi la partita, esco con le amiche" (amiche == Ugo l'idraulico). Facilmente riconoscibile dal contenuto del carrello. 2 sofficini surgelati, 3 confezioni di uova, un chilo di cipolle. E 4 cartoni di birra (minimo).

La donna che non cucina
A differenza dell'uomo che non cucina la donna che non cucina non si accontenta di sofficini e frittata di cipolle ma, seguendo la sua naturale natura di rompicoglioni femminile, pretende preferisce che il proprio partner le cucini qualcosa (che però decide lei). Non sapendo cucinare va per macrocategorie. Tipo: mi piace la faraona al forno quindi compro la faraona. Spezzatino con le patate = comprare spezzatino e patate. Dolce alle mele = farina + zucchero + mele. Chiaramente niente lievito, niente spezie, niente salvie, rosmarino, uova per ripieno, pane, niente di niente. La donna che cucina immagina che una faraona arrosto si crei spontaneamente infilando una faraona cruda dentro un forno o che uno spezzatino con patate nasca da un misterioso accoppiamento tra di carne cruda e patate sbucciate dentro una pentola. Il frigo della donna che non cucina è pieno di ottimi quasi piatti che non diventeranno mai piatti. Il suo uomo ha salvato nei preferiti del cellulare il numero della pizzeria da asporto

OK, ne mancano solo 97 posso farcela!!